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Auto elettrica: 3 spinte per il boom

Appello al Governo Draghi per un piano strutturale di sostegno alla transizione verso l’auto elettrica in Italia

auto elettrica

L’auto elettrica resta di nicchia in Italia: troppo costosa. Eppoi le colonnine pubbliche scarseggiano. Ecco allora la proposta di diversi soggetti, come Motus-E, al Governo Draghi. Sono 3 spinte per il boom della macchina a pila. Per divenire davvero un Paese all’avanguardia in fatto di mobilità: nei fatti, non con le parole.

Uno. Prosecuzione dell’ecobonus nel triennio 2022-24 con una progressiva rimodulazione degli incentivi nel tempo.

Due. Interventi per le infrastrutture di ricarica private. Prosecuzione del credito di imposta del 50 per cento per le utenze domestiche, le piccole imprese e partite IVA e una misura per lo sviluppo della ricarica all’interno dei condomini.

Insomma, un grido d’allarme. L’ennesimo. In passato, già tante volte la filiera si è rivolta al Governo.

Andrebbe inoltre aggiunta l’inclusione delle spese per la ricarica nei sistemi di welfare aziendale, come oggi già avviene per le carte carburante, e la previsione di una specifica tariffa elettrica dedicata alla mobilità privata, simile alla tariffa domestica.

Tre. Per la transizione delle imprese della filiera, misure a sostegno della riconversione industriale e dei lavoratori, indispensabili per non perdere competitività.

Auto elettrica: flop senza interventi

Senza interventi strutturali, molto probabilmente nel 2022 la quota di mercato dei veicoli a zero o ridottissime emissioni precipiterà: mentre l’anno scorso è iniziato con una quota del 4,7 per cento e si è concluso con il 13,6 per cento di dicembre, quest’anno rischia di assestarsi su valori tra il 6 e il 7 per cento, ben lontani dalle previsioni per gli altri Paesi europei.

Una sorte di manifesto. I firmatari dell’appello ritengono critica e strategicamente pericolosa la totale assenza di programmazione e di misure adeguate al momento storico e al peso industriale, economico e sociale dei comparti rappresentati. Chiedono pertanto al Governo di intervenire fin da subito con un piano d’azione e dare un segnale importante al Paese.

Il rischio è penalizzare molti cittadini, escludendoli completamente dall’accesso alle tecnologie più efficienti che senza incentivi non sarebbero competitive, perdere in occupazione a causa degli inevitabili cali della domanda, impedire lo sviluppo di settori emergenti legati ai servizi connessi alla mobilità elettrica.

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