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Crisi dei chip: il caso Toyota, che all’inizio era immune

Il problema riguarda tutti i Gruppi auto, ma adesso ecco il caso particolare di Toyota

crisi dei chip

In piena pandemia, Taiwan ha fornito di chip solo i produttori di smartphone e computer, a discapito dell’automotive, perché le Case non vendevano. Adesso, la crisi dei chip si fa ancora sentire. Il problema riguarda tutti i Gruppi auto, ma ecco il caso particolare di Toyota,

A differenza di Ue e USA, il Giappone all’inizio ha risentito meno della carenza di microprocessori. Così è stato anche per il Gruppo Toyota, grazie a un’attenta gestione delle scorte. Poi c’erano le forniture della connazionale Renesas, il maggior produttore al mondo di semiconduttori per l’auto: un giapponese che aiutava un giapponese. Il fatto è che, al lungo andare, le aziende fornitrici non riescono più a sostituire del tutto Taiwan: eccesso di stress produttivo.

Troppa domanda, e le linee produttive fanno tilt. I chip servono come l’ossigeno per le auto moderne, tanto più se ibride o elettriche al 100%.

Per Toyota, numerose le questioni da affrontare: il coronavirus che morde i nipponici senza tregua, l’assenza di forniture costanti e stabili, il peggioramento delle catene logistiche, i noli marittimi costosissimi, la penuria di container e navi. Morale: rapido esaurimento delle scorte. Addirittura, taglio del 40% dei programmi produttivi previsti per settembre nel mondo, specie Giappone e Nord America. 

La crisi dei chip causa tagli alla produzione

AutoForecast Solutions stima i minori volumi finora registrati in 5,96 milioni di unità: le Case non saranno in grado di produrre 7,1 milioni di veicoli quest’anno. 

Guai pure per la General Motors, che ha annunciato nuovi stop produttivi per una o due settimane in diversi impianti statunitensi. E per Ford, che ha stoppato temporaneamente la produzione del popolare pick-up F-150 nel sito di Kansas City. Qualche inghippo anche per la Fiesta in Europa. Audi prolunga le vacanze estive. La storica fabbrica Volkswagen a Wolfsburg riprenderà le attività a ritmo ridotto. E Stellantis ha dovuto fermare del tutto l’impianto di Rennes; parzialmente quello di Sochaux. 

Intanto, in Italia, dal 3 settembre le imprese italiane che sono state selezionate a partecipare agli Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo (IPCEI) su batterie potranno richiedere le agevolazioni per progetti di investimento e attività di ricerca, sviluppo e innovazione da realizzare in Italia nell’ambito delle catene di valore strategico individuate dalla Ue. Lo ha stabilito dai decreti del Ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, pubblicati in Gazzetta ufficiale, che ripartiscono oltre 1,7 miliardi di euro di risorse stanziate nel Fondo IPCEI gestito dal Mise. Un po’ ovunque la politica si muove per fronteggiare i problemi dovuti alla dipendenza da Taiwan. Ma serve tempo.

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