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Sogni a turbina: la Chrysler Typhoon del 1963

Correvano gli anni Sessanta quando il concept Chrysler Turbine Ghia venne presentato al pubblico, contribuendo alla percezione di valore del marchio americano. Prodotta in 55 esemplari, la vettura era una hardtop a due porte, in grado di accogliere fino a quattro persone.

Provata da 200 americani nel biennio che va dal 1964 al 1966, ebbe una sorella altrettanto piena di fascino, sebbene meno nota. Si chiamava Chrysler Typhoon e consisteva in una hardtop a due porte con capote in metallo a scomparsa, il cui destino fu intrecciato alla “consanguinea”.

Entrambe furono, infatti, frutto dell’estro Charles Mashigan, sotto le direttive di Elwood Engel, il nuovo responsabile del centro stile dell’azienda. Che in quel periodo investì grosse risorse al fine di accontentare l’esigente clientela, lasciandola a bocca aperta con soluzioni anticonformiste. Tanto quanto oggi, pure allora l’obiettivo era di sorprendere la platea, attraverso idee improbabili in un veicolo di serie, dirette a suscitare lo stupore nello spettatore.

Chrysler Typhoon: la sorella meno nota della Turbine Ghia

Chrysler storica

Nel caso dei due esemplari targati Chrysler, i lavori di fabbricazione erano interrelati l’uno con l’altro. Un curioso retroscena lo testimonia: nel momento in cui la carrozzeria della Turbine Ghia venne spedita dall’Italia agli Stati Uniti, nel gennaio 1963, i pannelli laterali posteriori portavano impressi gli emblemi della Chrysler Typhoon.

Una peculiarità di quest’ultima è da ricercarsi nella configurazione, atta ad accogliere l’unità A831 di quarta generazione. I progettisti cercarono di trovarle collocazione nella zona anteriore o posteriore del telaio, a seconda di quale decisione avrebbero assunto i manager.

Chrysler degli anni Sessanta

Una decisione definitiva probabilmente non venne mai presa, poiché, così come irruppe in scena, la Chrysler Typhoon sparì nel nulla. La sola unità realizzata, sprovvista sia del motore sia della trasmissione, non era, in sostanza, un mezzo marciante. Si congedò dopo essere stata esposta della Fiera Mondiale a New York, edizione 1964/1965, con una tonalità brillante argento metallizzato. Di lei non si seppe più niente.

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