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Alpine A710: l’anello mancante

Ci sono auto nate con buoni auspici ma poi finite nel dimenticatoio. L’Alpine A710 appartiene alla specie. Poche persone conoscono questo modello, che poteva essere l’anello di congiunzione fra la A610, il cui ciclo commerciale si chiuse nel 1995, e la A110, il cui arrivo sul mercato avvenne nel 2017.

L’Alpine A710 fu presentata sotto forma di concept car. Era una coupé dallo stile insolito e dalle proporzioni strane, che doveva finire in catena produttiva nei primi anni ’90, ma i vertici Renault cambiarono idea sul tema. Così la vettura rimase allo stadio di prototipo, oggi sonnecchiante.

Il progetto prese le mosse nel 1989, con il nome in codice W71. Vi lavorarono gli uomini della divisione che diede vita alla gloriosa Renault 5 Turbo e alla successiva Clio Williams. Cuore pulsante dell’Alpine A710 era il motore F7R da 2 litri e 150 cavalli, accolto in un telaio in alluminio.

La leggerezza era un mantra e il target sul fronte del peso era di circa 900 chili. Con queste credenziali si poteva immaginare un’auto dal temperamento vivace, anche se le supercar erano altra roba. Qui contava il piacere di guida più delle performance estreme.

La W71 doveva affiancare e poi rimpiazzare la vecchia A610, ma ci fu un intoppo, che incise sul suo destino. Nella ricerca estrema della leggerezza l’auto era stata privata dell’aria condizionata, degli alzacristalli elettrici e del servosterzo. Questa natura scarna non convinse gli uomini del marketing. Si poteva rimediare, ma con implicazioni negative sulla bilancia. Così si sarebbe inficiato lo spirito del modello. Il progetto, allora, fu abortito.

Per fortuna gli sforzi non andarono del tutto a vuoto, perché quell’esperienza concorse alla nascita della Renault Sport Spider. L’Alpine A710 doveva essere una sportiva “low cost”. Ne furono prodotti solo 2 o 3 esemplari funzionanti. Ormai sono custoditi in angoli sperduti degli hangar della casa madre. Peccato. Non è il primo e non sarà l’ultimo caso.

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Fonte e foto | Evo

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