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“Il tetto è in fiamme”: Volkswagen in crisi, piano shock per salvare l’azienda

Nemmeno Volkswagen è immune alla crisi. Il numero uno del conglomerato avvisa i manager: o troveranno 11 miliardi o saranno fuori

La Volkswagen naviga in cattive acque. Persino il colosso di Wolfsburg suona l’allarme, dopo la guerra dei prezzi infiammata con la decisione di Elon Musk di dare una decisa sforbiciata ai prezzi di listino delle Tesla. La situazione lascia poco sereni, anche perché bisogna tener conto della pericolose concorrenza dei Paesi emergenti.

Volkswagen in crisi: il CEO chiede ai manager di tagliare 11 miliardi di dollari

Volkswagen Arteon su strada

Le cupe prospettive del marchio Volkswagen sono state illustrate dall’amministratore delegato, Thomas Schafer, durante una call con oltre 2 mila manager, durato oltre un’ora. Il numero uno del brand ha delineato il difficile sentiero da intraprendere, basato sulla razionalità. “Il tetto è in fiamme”, ha dichiarato il top dirigente, per poi imputare alla sua squadra di lavoro di lasciare che i costi siano troppi alti in parecchie aree, riporta Autocar. Inoltre, ha prefigurato delle settimane e dei mesi “molto complicati” in arrivo.

Schafer ha, dunque, esortato i suoi collaboratori a trovare delle strategie vincenti, votate alle performance, con un risparmio di 11 miliardi di dollari da mettere a segno nei prossimi tre anni.  

Volkswagen ID.1

La conference call arriva in seguito alla pesante flessione riscontrata in Cina, dove la Volkswagen è in crisi nera.

Il gigante asiatico ha, infatti, deciso di fare sul serio, anche nel comparto dei motori. E già i risultati li vediamo, con il vantaggio ottenuto sull’elettrico. La lungimiranza della terra dei dragoni le ha consentito di guadagnare del terreno sul mondo occidentale, diventando una seria minaccia.

Durante il confronto, il chief financial officer di VW, Patrick Andreas Mayer, ha definito più seri i problemi di quelli paventati da Schafer. La classe dirigente parla, infatti, di un’attività produttiva dei veicoli non soddisfacente. Le lacune sono stati attribuite a strutture e processi ritenuti troppo complessi, lenti e poco flessibili. È necessario dare una svolta immediata, ha spiegato Mayer, altrimenti l’intero operato potrebbe diventare insostenibile. Infine, i manager sono stati spinti a fare leva sul gioco di squadra per cambiare l’andazzo.

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