La Cord appartenuta all’aviatrice Amelia Earhart torna al suo originale splendore

Quasi novant’anni fa, l’aviatrice record woman Amelia Earhart posava per una foto davanti alla sua Cord decappottabile. Ovviamente, alle sue spalle c’era anche l’aereo Lockheed Electra. Sono scomparsi tutti e tre ma non dalla memoria collettiva, soprattutto degli appassionati. Quella Cord 810 (nota come “812”) aveva debuttato alla fine del 1935 e, a quanto pare, la bellezza a trazione anteriore e assetto ribassato, è tornata (almeno lei!).

Aveva caratteristiche speciali: le porte che si aprono in avanti, nessuna griglia cromata ma sottili feritoie orizzontali. La Cord aveva anche i fari nascosti, evento raro ai tempi. Il designer Gordon Buehrig aveva precedentemente progettato auto che correvano a Le Mans, ma questa Cord è stato il suo lavoro più audace.

“Anche al di là dello stile, una Cord ben restaurata è un’auto davvero divertente da guidare”, ha dichiarato Travis LaVine di LaVine Restorations, l’officina che ha restaurato la Cord di Earhart. “La gente vede queste auto come opere d’arte, ma sono funzionali, molto stabili per l’andatura in autostrada e con molta potenza data dal V8”.

La Cord in questione è stata riconosciuta come un vero e proprio gioiello da diversi festival internazionali di eleganza. Inoltre è appartenuta alla prima donna ad attraversare l’Atlantico in aereo (e solo la seconda persona in assoluto a farlo. La donna percorse 22.000 miglia in diverse settimane per la seconda “giostra” del Pianeta. Si sa che atterrarono in Nuova Guinea per il rifornimento, partendo nuovamente il 2 luglio 1937. Nessuno, però, vide mai più lei e il suo collaboratore a bordo. Due anni di ricerche non portarono a nulla e venne dichiarata “morta presunta” nel 1939.

La Cord della aviatrice era piuttosto rara, una delle ultime 200 auto costruite nel 1936. Aveva ancora “parti” di Cord 810 e di 812 anche se ufficialmente era una Cord 812 del 1937. L’auto, però, è stata a lungo trascurata. I successivi proprietari hanno peggiorato la situazione con interventi azzardati o maldestri per mancanza di competenza su auto a trazione anteriore.

Entra Roy Foster, un texano che conosceva la famiglia LaVine voleva trovare a tutti i costi la Cord della Earhart. Per anni e anni si è avvicinato sempre di più. Scoprì che l’auto era stata fatta a pezzi nel mezzo del 20esimo secolo. Ma dopo aver riunito il motore e il telaio, Foster ha rivolto la sua attenzione alla ricerca dell’antico splendore di questa vettura così significativa, contenente un pezzo di storia americana.

Il restauro necessitò circa 10 mila ore di ricerca per assicurarsi che tutto corrispondesse all’auto che possedeva Earhart, con tanto di documentazione. Tra le chicche ritrovate ci sono, ad esempio, il pomello del servosterzo (pomello “suicida”). O ancora, la bussola dell’auto era un altro accessorio raro introvabile. Insomma, ci sono voluti 18 mesi per ripristinare completamente l’auto di Earhart.

Una volta superato il restauro ha visto la luce della ribalta al Concours d’Elegance di Pebble Beach del 2021, raggiungendo il secondo posto nella Classe C, “American Classic”. Ha fatto anche un’aparizione al Concorso d’Eleganza Villa d’Este in Italia e non sembra si fermerà più. Un’auto che porta con sé davvero una grandissima storia.

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