L’Aeon GT3 compie 20 anni. Conoscevate quest’arma da track day?

Aeon GT3 Aero
Screen shot da video kraftwerkmod

La passione per la bella guida spinge gli appassionati a cercare dei modelli particolari, qualche volta sconosciuti al grande pubblico. È il caso della Aeon GT3, nata nel 2003 e poi offerta in versioni più raffinate, come l’Aero, che abbiamo scelto come simbolo della gamma.

Si tratta di una barchetta inglese concepita per la pista ma suscettibile di impiego stradale, a condizione che si abbia una buona predisposizione a sopportare i limiti di un’auto così specializzata. Un prezzo che gli acquirenti sono stati ben lieti di pagare, sull’altare delle emozioni che un simile oggetto è in grado di elargire.

Il suo punto di forza è la leggerezza, favorita dalla carrozzeria in vetroresina con alettone in fibra di carbonio. Questo corpo, aerodinamicamente efficace, si sposa con un telaio tubolare in acciaio di vecchia scuola. Le sospensioni della Aeon GT3 Aero sono a quadrilateri deformabili, per assecondare la vocazione agonistica della vettura, che emerge già da ferma.

La linea sfacciata e le porte a scorrimento verticale sono due sintomi della sua indole, poi confermata dall’abitacolo a tre posti, con cockpit mediano, come sulla McLaren F1 o sulla Ferrari 365 P di Gianni Agnelli. L’energia dinamica giunge da un motore Audi, fortemente rinvigorito dal turbocompressore Garrett. Il suo repertorio tecnico comprende pistoni forgiati, alberi con camme dal profilo spinto e altri dettagli finemente trattati.

Grazie alle modifiche, il piccolo 4 cilindri da 1.8 litri della casa di Ingolstadt sviluppa 430 cavalli di potenza e 44.3 kgm di coppia. I suoi valori specifici sono di grande spessore. Questo cuore vitaminizzato è disposto in posizione centrale, come impone un mezzo idealmente vicino ai bolidi da corsa. Al resto concorre il peso di 725 chilogrammi, perfetto per una marcia agile come quella di una gazzella. Le prestazioni di alto profilo sono testimoniate dalla velocità massima, prossima ai 290 Km/h.

Anche l’accelerazione lascia a bocca aperta, con un passaggio da 0 a 100 km/h in soli 3.2 secondi: un tempo che solo vetture più dotate riescono ad eguagliare. Il lavoro dell’impianto frenante, con dischi di grandi dimensioni e pinze a quattro pistoncini, è reso meno gravoso dalle piccole masse in ballo. Un vantaggio che si coglie soprattutto nell’uso più esasperato. Davvero difficile annoiarsi nei track day con questa creatura dell’azienda di Keith Wood e John Hewitt.

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