Mosler MT900 GTR XX Mosler MT900 GTR XX

Mosler MT900 GTR XX: un prototipo su strada

La Mosler MT900 GTR XX nacque nel 2008 per celebrare i 20 anni del marchio automobilistico statunitense. Questo bolide stradale continuava la tradizione di una factory sempre attenta all’indole sportiva delle sue proposte. Il livello estremo delle scelte tecniche la metteva su un piano diverso rispetto alle concorrenti, più inclini ai compromessi.

Sin dal primo sguardo si notavano i riferimenti agonistici, grazie alla muscolosa silhouette, degna di un prototipo per la 24 Ore di Le Mans. Facile scambiarla per una belva scappata dalla pista, in preda alla follia del suo domatore, ma la si poteva incontrare sul lungomare di Cannes, condotta da un tycoon di successo.

Difficile passare inosservati con un simile “giocattolo”, specie optando per delle tinte vivaci. Questo non era (e non è) un problema per chi ama i sogni allo stato puro. Anzi le linee ardite sono una componente irrinunciabile del suo fascino. Nessuno dei clienti sarebbe stato disposto a barattare l’aspetto cattivo con un sobrio abito da sera: la purezza è nel coraggio di esibire il proprio carattere, evitando la monotonia dell’omologazione. Basta non essere timidi per abituarsi agli sguardi.

La scocca in fibra di carbonio e kevlar della Mosler MT900 GTR XX assicurava i più alti livelli di sicurezza passiva, conferendo un comportamento solido e preciso. Il peso in ordine di marcia, inferiore ai 1.100 chilogrammi, strappava prestazioni mostruose al motore di origine Corvette. Dopo la cura dopante, il V8 da sette litri riusciva a sprigionare 600 cavalli di razza, pronti ad aggredire l’asfalto.

Il rapporto con le corse era abbastanza marcato, come è giusto che sia per un’auto di frontiera. La sua formula piaceva agli appassionati ed era influenzata dal ricco elenco di successi raccolti dal marchio nei diversi campionati. Fra i personaggi famosi che non resistettero alle sue tentazioni ci fu un noto regista di Hollywood, grande cultore delle supercar.

Le geometrie racing delle sospensioni, con triangoli sovrapposti e ammortizzatori regolabili, mantenevano questa “belva” incollata alla strada, come testimonia la tenuta laterale di 1.1 g. L’energia veniva scaricata a terra col supporto di un cambio Getrag a 6 marce, molto efficace nelle sue dinamiche. Anche la frenata era eccellente, grazie all’impianto carboceramico della Movit. Le prestazioni lasciavano a bocca aperta, con una velocità massima di oltre 340 km/h e un’accelerazione da 0 a 100 km/h in circa 3 secondi. Il prezzo era di 329 mila dollari.

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