Pontiac Fiero posteriore Pontiac Fiero posteriore

Quando il design fa flop: la Pontiac Fiero di seconda generazione

Un po’ come Icaro, la Pontiac Fiero volle avvicinarsi troppo al sole, finendo per bruciarsi. In principio il progetto fu una delizia, immessa in commercio nel 1984 con ottimi risultati commerciali.Non era manco previsto che fosse una sportiva. Il primo veicolo a motore centrale della General Motors avrebbe dovuto, secondo i piani iniziali, rivelarsi funzionale. Niente di più, niente di meno. Poi, però, furono adottati vari interventi, comprensivi di un motore V6, sospensioni ridisegnate e uno stile più aggressivo.

Pontiac Fiero di seconda generazione: un esercizio stilistico fallito

Pontiac Fiero posteriore

Il pubblico reagì con entusiasmo: durante i primi anni totalizzò quasi 300 mila unità vendute, al che il capoprogetto John Schinella ebbe l’opportunità di concentrarsi sull’erede. Era un veterano del settore, tra i professionisti chiamati alla realizzazione della Cadillac del 1965 e della prima Camaro. Gli sforzi dello staff confluirono in un modello ancora più aggressivo, caratterizzato, in primis, da un innovativo scheletro unibody in metallo con una pelle di plastica.

Dietro la scelta, vi erano questioni economiche. Tuttavia, ne derivò pure un secondo beneficio: l’ampia libertà costruttiva concessa al personale. Che si sbizzarrì, dunque, con soluzioni ai limiti dell’impossibile. La posta in palio era pesante, ma all’interno del team vigeva la convinzione di avere tra le mani un gioiello di rara bellezza. Declinata in una versione base con cuneo più basso e in una GT con profilo da fastback, la Pontiac Fiero venne rivista pure a livello di performance.

Frontale Pontiac Fiero

I tecnici pensarono di introdurre un quattro cilindri in linea e, probabilmente, un V6 turbocompresso. All’attività contribuì Porsche Engineering, per quanto riguarda la dinamica. Peccato che la qualità costruttiva rivedibile e i difetti di ingegneria ne spensero le velleità. In totale, venne prodotta in circa 46 mila unità nel giro di un anno, ovvero il 20 per cento della capacità produttiva. Una volta constatato che non ne valeva la pena a livello economico, la GM interruppe i lavori.

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