I 5 modelli di “addio”, gli ultimi tentativi di impressionare di alcuni marchi

Ci sono alcune automobilistiche che escono “col botto” dal mercato e sono, quindi, ragione di lutto per gli appassionati. Altre, però, scivolano nel grande dimenticatoio di rottami in una deludente e diffusa indifferenza. Chiaramente, tutti i marchi cercano di lasciare un segno, almeno con un ultimo tentativo di dare spettacolo sulla strada.

Qui di seguito un elenco di storiche auto “finali”, auto di addio al mercato potremmo dire, prodotte da marchi automobilistici ormai ritirati dal mercato, non più esistenti come aziende in produzione. In qualche maniera si tratta di classici fallimenti che alcuni potrebbero non ricordare o non conoscere.

Africar

L’Africar è stata concepita come un’auto economica e longeva. Neanche a dirlo, per l’Africa. Il “kit” da corsa è stato acquistato da Citroën, mentre la carrozzeria, ispirata direttamente dalle imbarcazioni, sembra un incrocio tra una Citroën 2CV e una Land Rover molto leggera. Pensate che è stata realizzata in legno con rivestimento proveniente da fonti sostenibili. Era prevista anche una station wagon, un pick-up e un sei ruote. Solo sei Africar furono prodotte prima che il conflitto finanziario bloccasse il progetto di produzione. Oggi è un pezzo decisamente da museo.

AMC Eagle Sport Wagon

Un po’ SUV, un po’ “crossover”, la American Motors è stata una delle prime di questo segmento con la sua Eagle, lanciata nel 1979. Anche se inconsapevolmente. Basata sull’AMC Concord, era disponibile anche in formato coupé, berlina e, appunto, station wagon. L’Eagle era dotata di un motore a quattro cilindri da 2,5 litri o da un sei cilindri da 4,2 litri con trazione integrale. Dato che Jeep era nella scuderia di American Motors, l’Eagle ha potuto rappresentare l’anello da ritirare per il gruppo. Questa station wagon, nel dicembre 1987, è stata l’ultima auto AMC, quella, appunto di addio.

Austin-Healey Sprite

Austin e la Donald Healey Motor Company unirono le forze nel 1953 per creare la Austin-Healey 100. La Sprite, successivamente, nel 1958, arrivò come modello di “prima generazione” ma le generazioni successive andarono in coppia con la MG Midget. La Sprite del ’66, l’ultima serie, presentava un tetto convertibile fisso e un motore da 1,3 litri. Quando la British Leyland si ritirò dalla partnership Healey nel 1971, gli ultimi 1022 esemplari erano ufficialmente solo “Austin Sprite”, con i modelli rinnovati del 1970 gli ultimi a portare il nome Austin-Healey.

Jensen S-V8 (in copertina)

Jensen risale al 1922 e ha dato il suo nome alla seconda generazione di Interceptor e alla relativa FF a trazione integrale prodotta negli anni ’60 e ’70. Il produttore britannico cessò l’attività dopo la produzione di circa 500 Jensen GT. La S-V8 del 2001, però, prometteva una rinascita. La decappottabile a due posti a trazione posteriore arrivò al salone dell’auto britannico del 1998. Come le Jensen di un tempo, l’S-V8 ha portato i muscoli americani sotto il cofano. Il V8 da 4,6 litri preso in prestito dalla Ford Mustang produceva ben 325 CV. Solo 20 auto completamente assemblate hanno lasciato la fabbrica nel Merseyside, prima che Jensen chiudesse e dire addio nel luglio 2002.

Marcos TSO

Un anno dopo aver co-fondato Cosworth, Frank Costin si è occupato anche della scommessa automobilistica della Marcos insieme a Jem Marsh nel 1959. Marcos ha mantenuto un percorso piuttosto precario come la maggior parte delle case automobilistiche britanniche. L’ultimo fallimento, però, ha dato la sentenza definitiva nell’ottobre 2007. L’ultimo Marcos è stato il TSO, lanciato nel 2004. Un motore Chevrolet V8 davanti al guidatore e un telaio a trazione posteriore progettato da Prodrive. Uscirono dalla fabbrica solo sette modelli TSO e due prototipi.